Gli asset industriali sopravvivono alla volatilità?

Mentre l'attenzione mondiale è giustamente focalizzata sull'immediata sfida per la salute posta dalla COVID-19 e sulla risposta globale in atto, la pandemia sta avendo un impatto notevole anche sul mondo industriale.

Stefano Goglio

Market Sector Leader Industrial&Manufacturing +390200624665 Ask me a question

In questa era di consegne just in time, le catene di approvvigionamento sono messe a dura prova, ed è nostra convinzione che i settori che dipendono troppo dall'invecchiamento delle attività industriali saranno i più colpiti.

Abbiamo già avuto modo di esplorare questo argomento, prima del coronavirus, in un documento dello scorso anno intitolato The next wave of manufacturing is not what you think: aging industrial assets, e questa tematica a livello di settore non è certo stata superata. Semmai, l'attuale pandemia rende il problema ancora più urgente.

Il nostro documento ha evidenziato che, dalla crisi finanziaria del 2008, si è verificata una significativa mancanza di investimenti in attività industriali. La stretta creditizia ha comportato l'obbligo per le aziende di fare molto di più, con molto meno. Per coloro che avevano il compito di mantenere operative le strutture industriali, ciò significava che veniva loro detto di nascondere gli scheletri nell'armadio - se necessario, usando del nastro isolante - per spremere via un altro anno di vita da una risorsa ormai vecchia. Le aziende ci dicevano che oltre la metà delle loro infrastrutture necessitava di sostituzioni o riparazioni significative, ma le necessità di profitto hanno fortemente influenzato (in negativo) la loro capacità e volontà di effettuare questi investimenti.

Ora che COVID-19 sta costringendo gli impianti di produzione a rallentare, affrontando delicate fasi di spegnimento, o persino venendo messi in naftalina, fino a quando la crisi non sarà passata, c'è una sfida nuova che l'industria sta affrontando: questo processo sta accadendo ovunque, esattamente nello stesso momento. E quando le strutture alla fine faranno ripartire i propri motori, questa sincronia senza precedenti creerà ancora più sfide. Le aziende con impianti molto vecchi, o che hanno rinviato per troppo tempo le necessarie riparazioni, potrebbero avere difficoltà a riavviare tali risorse. Si troveranno inoltre a competere per le stesse risorse tecniche e di forza lavoro dei loro concorrenti. Sebbene questo livello di volatilità del mercato non conosca precedenti - certamente non in tempo di pace -, ci sono alcuni evidenti problemi che le aziende dovranno affrontare nei prossimi mesi:

• Si possiedono risorse sufficientemente resilienti per riprendere la produzione completa e si ha contezza del dove è probabile che si verifichino le sollecitazioni più significative nel contesto degli asset aziendali obsoleti?

• Si può sapere se la propria catena di fornitura può dare simili garanzie?

• Ci si può assicurare che le risorse tecniche specialistiche necessarie per riavviare gli impianti siano disponibili nel momento del bisogno, dato che tutti cercheranno di fare la stessa cosa, allo stesso tempo?

• È possibile aumentare la produzione - e rischiare di esercitare pressioni sulle risorse obsolete - per soddisfare una probabile domanda in forte crescita, dopo la forzata repressione dovuta al blocco globale?

Stiamo già contattando i nostri clienti per scoprire insieme dove è probabile che si verifichino le maggiori sfide, e ciò informerà un rinnovamento nel nostro modo di pensare alle risorse obsolete. Il problema posto dall'invecchiamento delle risorse è molto reale e, quando il blocco terminerà, le aziende di tutto il mondo dovranno unire le forze per rimettere rapidamente in sesto le industrie e i propri settori.

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Stefano Goglio

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